Kyoto, Nara e Hiroshima in 5 giorni

Kyoto, prima tappa del nostro viaggio in Giappone, dove siamo rimasti cinque giorni, alloggiando due notti in un ryokan, e facendo colazione alla maniera tradizionale giapponese. Kyoto è stata la nostra base per raggiungere NaraHiroshima.
Kyoto è una città bellissima: l’antico si fonde con il moderno, ed è usuale trovare un tempio buddista o scintoista in mezzo a palazzi moderni, lo scorrere lento della vita dei monaci con la vita frenetica della grande città. Abbiamo raggiunto Kyoto partendo da Tokyo e viaggiando comodamente con lo Shinkansen, in appena due ore e mezza.



Viaggio in Giappone: 5 giorni tra Kyoto, Nara e Hiroshima

  • Kyoto giorno 1: il tempio di Higashi Hongan-ji, il Nishiki market, il museo dei manga e Pontocho

La prima giornata a Kyoto inizia a metà mattinata. Arriviamo verso le 11:00 in stazione, il tempo di posare i bagagli in albergo e via a passeggiare alla scoperta della città. Prima tappa il tempio buddista di Higashi Hongan-ji, a pochi passi dal nostro albergo. Ci immergiamo così subito nella cultura millenaria del Giappone. Il tempio è delizioso anche dall’esterno, circondato da un piccolo fossato nelle cui acque nuotano centinaia di grosse carpe di ogni colore, tre le quali ci ha colpito molto la carpa koi, detta anche carpa d’oro. Varchiamo l’ingresso e ci ritroviamo in un enorme piazzale sui cui lati si alzano imponenti edifici in legno con prevalenza di nero, oro e bianco. Ovviamente, via le scarpe per entrare nelle sue splendide sale. Camminare a piedi nudi  (o meglio con i calzini) sul tatami, il pavimento delle case tradizionali giapponesi, è una bella sensazione: nel tempio si respira silenzio e tranquillità, l’odore del legno del tatami ci catapulta in una dimensione antica. Sulla passerella esterna è esposta la riproduzione di una tipica slitta usata per il trasporto dei tronchi per la costruzione del tempio, e immagini che raffigurano scene della costruzione. Il tempio Higashi Hongan-ji si trova a poca distanza dalla Kyoto Tower e dalla stazione ferroviaria, quindi è facilmente raggiungibile.


Assaporata un po’ della tradizione di Kyoto, via subito a piedi verso il Nishiki market. Il mercato coperto di Nishiki è un lungo tunnel al centro della città, con piccole botteghe su entrambi i lati della strada e un fiume di gente intenta a passeggiare o assaggiare le specialità culinarie, che rendono il Nishiki Market un posto ricco di vita, colori, profumi e sapori. I negozi sono molto caratteristici e vendono solo prodotti tipici e particolari: infatti, dopo una sosta allo store ufficiale dei Peanuts Snoopy Cha-Ya, con relativi acquisti, abbiamo deciso di pranzare con un po’ di street food nipponico a base di tempura.

La visita al Nishiki Market ci ha praticamente rapiti per tutta la prima metà del pomeriggio: un luogo pieno di vita che ci ha fatto entrare nel mood di Kyoto. Successiva tappa dell’itinerario il Museo del Manga (Kyoto International Manga Museum). Prezzo di ingresso 800 Yen (circa 7€) per immergersi in una specie di immensa biblioteca dove trovare tutto li scibile dei manga a partire dagli anni ’60, liberamente sfogliabili e consultabili. Molto interessante anche la sezione che mostra come nasce un manga, con le varie tecniche di realizzazione. Per gli appassionati davvero un posto da visitare (seguite il link sopra), che fa affiorare ricordi di infanzia e scoprire titoli e autori mai arrivati in Italia. Ci potreste passare un intera giornata nelle sue sale, dove i giapponesi sono soliti trascorrere del tempo a sfogliare e leggere gli albi.  Noi ci abbiamo trascorso circa un’ora (ricordate che i luoghi da visitare in Giappone chiudono molto presto), e con gli occhi pregni di immagini ed emozione, assaggiamo il nostro prima gelato a macha, un tè molto apprezzato dai nipponici.


A pomeriggio inoltrato ci siamo diretti verso il Palazzo Imperiale, l’antica residenza estiva dell’Imperatore. Essendo fuori orario per la visita degli interni, abbiamo passeggiato all’imbrunire per il grande parco Kyotogyoen che gli fa da cornice, dirigendoci poi verso l’albergo per la prima vera cena giapponese, d
irezione quartiere di Pontocho.
Pontocho è facilmente raggiungibile in pullman dalla zona della stazione ferroviaria, e i pullman a Kyoto funzionano davvero bene anche a tarda notte. Il quartiere di Pontocho, insieme a quello di Gion, sono le zone per eccellenza delle geishe, e potresti avvistarne qualcuna soprattutto di sera (noi non ne abbiamo viste, tanto da pensare che fossero un mito). Raggiunto Pontocho ne approfittiamo subito per fare una bella passeggiata serale tra le luci soffuse dei locali e le persone che popolano il quartiere per la movida notturna. E proprio il nostro passeggiare ci porta davanti al Chao Chao Gyoza, un piccolo ristorantino tipico specializzato in gyoza. Mai scelta fu più azze
ccata: la varietà e la bontà dei gyoza assaggiati è stata davvero eccezionale, l’ambiente molto giapponese, i camerieri simpatici nonostante la barriera linguistica. E finalmente la prima birra in terra nipponica: una Asahi ghiacciata ha reso la cena perfetta.

Sapevi che… A Kyoto puoi vivere l’esperienza dei famosi ninja, girando per la città vestito come i guerrieri ombra per svolgere delle missioni segrete. Divertimento assoluto!. I ninja ci hanno talmente affascinato che proprio ora stiamo leggendo un manuale di storie e tecniche ninja.

  • Kyoto giorno 2: dal Padiglione d’Argento passeggiando per il sentiero del filosofo, fino al Fushimi-inari

Secondo giorno in terra nipponica. Direzione Ginkaku-ji, il Padiglione d’Argento, per poi attraversare il sentiero del filosofo fino ad arrivare fino al santuario Heian e ai templi di Chion-in e Kadaiji, per poi concludere la giornata con lo spettacolo del Fushimi-inari. Questo itinerario è stato scelto in modo da raggiungere il punto più lontano con il pullman e ritornare verso l’albergo visitando i vari punti di interesse lungo il tragitto.

Il Padiglione d’Argento (Ginkakuji) è un tempio zen, con varie strutture al suo interno, laghetti, ruscelli ed un giardino zen molto particolare situato nel distretto di Higashiyama. In realtà il tempio non ha nulla di color argento, in quanto la sua realizzazione si è prolungata per talmente tanto tempo, che la sua copertura d’argento non è stata mai più realizzata. Di grande impatto è il giardino zen: sassi bianchi ordinati in maniera così maniacale da creare una struttura perfetta in mezzo ad una natura rigogliosa ed imponente che fa da cornice. Il sentiero che si inerpica lungo la montagna gira intorno al tempio regalando prospettive differenti. La visita al tempio è a pagamento e costa 500 Yen (poco più di 4€). La mattinata è stata piovosa e la visita un po’ rallentata, ma la pioggia ha reso il panorama più teatrale.

Terminata la visita (e finita anche la pioggia) ci siamo incamminati verso il Sentiero del Filosofo (Tetsugaku no-michi). Questa stradina secondaria di circa due chilometri, che inizia al lato del Padiglione d’Argento, è una piacevole passeggiata che costeggia un canale d’acqua. Su entrambi i lati del sentiero compaiono piccole abitazioni e locande, e di tanto in tanto panchine che si affacciano sul corso d’acqua, dove riposarsi nel silenzio più assoluto tra gli alberi di ciliegio che creano un tunnel naturale. Il Sentiero del Filosofo prende il nome dal filosofo e docente universitario Nishida Kitaro che percorreva tutti i giorni questo sentiero per raggiungere la facoltà, nel silenzio e nella meditazione. Effettivamente la passeggiata, tra l’altro tutta in discesa, è davvero rilassante e con un qualcosa di poetico, e nonostante la vicinanza della vie principali, sembrava avvolta da un silenzio innaturale (sembrava di rivivere alcune scene dei lungometraggi di Lamù).

Lasciato il Sentiero del Filosofo, ci siamo diretti verso il grande torii. Fermi ad un semaforo, siamo stati accostati da una bambina di 4-5 anni in uniforme scolastica che, dato l’orario, probabilmente tornava a casa dopo la scuola. Ci ha colpito il fatto che una bambina di questa età camminasse da sola per strada, attraversando ai semafori con una sicurezza quasi abitudinaria. Ciò ci ha definitivamente convinti di quanto possa essere sicuro, civile e organizzato il Giappone, confermando appieno le nostre aspettative. Già in lontananza si poteva ammirare la maestosità del torii gigante che fa da portale di accesso al santuario Heian. Il torii è davvero imponente, e con il suo rosso vermiglio incute quasi soggezione. Prima di arrivare al torii, ci siamo trovati in un largo spiazzo con l’accesso ad uno dei moltissimi templi artefici del fascino di Kyoto. Il santuario di Heian è una struttura circolare formata da un largo spiazzo al centro, un portale di ingresso ed una struttura principale imponenti e dal caratteristico colore vermiglio. Nei santuari è usuale trovare delle bacheche dove i giapponesi sono soliti annodare gli omikuji (oracoli che predicono il futuro scritti su un fogliettino di carta): migliaia di piccoli fiocchi di carta raccolgono i loro desideri e speranze, un modo romantico e poetico di sperare nella buona sorte.
Ora di pranzo e abbiamo deciso di mangiare qualcosa al volo per raggiungere subito i due templi in programma. E quale migliore occasione per assaggiare il nostro primo vero onigiri?

Nei numerosi  conbini e Seven Eleven puoi trovare diversi tipi di onigiri: noi abbiamo assaggiato quelli con gamberi e maionese, e con pollo al limone. Buoni, ma dal gusto molto forte. Piccola pausa prima di continuare, addentando il triangolo di riso per sentirci come in un vecchio cartone animato giapponese anni ’80.
Già in lontananza si intravedeva il grande torii. Le dimensioni del torii sono davvero impressionanti: sembra la porta di accesso dei giganti, e ti senti davvero piccolo passandoci attraverso.

Il torii più grande del Giappone fa da accesso al santuario shintoista Heian, uno dei santuari più importanti del patrimonio culturale giapponese, che ha segnato la rinascita del Paese grazie ai due imperatori che si sono succeduti, Kammu e Komei.
L’ingresso del santuario è subito visibile: il rosso intenso dei suoi eleganti edifici decorati e la sontuosa porta di ingresso sono una meta obbligata per il viaggiatore. Lo spiazzale interno è immenso, completamente ricoperto di piccole pietre bianche che contrastano il vermiglio del santuario. Come in ogni santuario shintoista che si rispetti, i fogliettini annodati con le preghiere e le tavolette con le benedizioni sono ordinati e messi in bella mostra nelle immancabili bacheche rosse.

Terminata la lunga giornata al’insegna della Kyoto imperiale, ci ritiriamo lentamente verso l’albergo per un bella doccia, pronti per uscire di nuovo ad assaggiare una delle tante specialità culinarie del Giappone. La nostra scelta ricade sul ramen e, Google alla mano, cerchiamo il migliore della zona. La nostra attenzione ricade su Honke DaiichiAsahi, un piccolo localino caratteristico a poca distanza dalla stazione ferroviaria e dal nostro albergo: fuori al locale una ordinata fila di giapponesi in attesa di gustare il buonissimo ramen. Uno dei camerieri distribuiva il menù (scritto prettamente in giapponese ma con le immagini dei piatti) alla fila e raccoglieva le ordinazioni urlandole praticamente ai cuochi in cucina. Arredamento spartano, birra giapponese, personale cordiale e simpatico, e un ramen buonissimo!

Sapevi che… Quando mangi il ramen in Giappone devi fare rumore con la bocca? Vuol dire che il piatto è di tuo gradimento.

  • Kyoto giorno 3: dal Padiglione d’Oro alla foresta dei bambù giganti in kimono tradizionale

Dopo un emozionante ed intenso secondo giorno, siamo già pronti per la visita al Padiglione d’Oro e, se riusciamo con i tempi, ad indossare il kimono e provare a confonderci (illusi!) con l’eterogeneo fiume di volti orientali. Il Padiglione d’Oro è uno spettacolo per gli occhi: è ricoperto interamente da uno strato d’oro, e la luce del sole che si riflette lungo le sue pareti crea un’atmosfera magica e irreale. Al centro di un piccolo lago artificiale, lo si può ammirare dall’esterno a 360 gradi, passeggiando in un grazioso giardino dallo stile nipponico. Il Padiglione d’Oro è una tappa obbligata se ti trovi a Kyoto, e non richiede troppo tempo per visitarlo. Il costo del biglietto si aggira intorno ai 500 Yen (che alla fine è il costo medio per visitare questo tipo di attrazioni).

La giornata era appena iniziata e ci aspettava un bel po’ di cammino da fare. Dato il bel tempo (anche se l’umidità ci fiaccava), e la poca distanza degli altri punti da visitare nella mattinata, decidiamo di evitare l’utilizzo dei mezzi pubblici (evitando anche di scervellarci a capire quale bus prendere) e fare quattro passi a piedi (in salita, dato che ci trovavamo in collina) e goderci il panorama. La strada che porta dal Padiglione d’Oro al Ryoan-ji e il suo giardino zen è una strada secondaria che si inerpica lungo il fianco di una collina. Durante il tragitto si possono incontrare vari punti di osservazione e di interesse. La strada è davvero poco battuta, quindi la passeggiata è piacevole e tranquilla. Il Ryoan-ji è un tempio buddista formato da un rigoglioso giardino, un laghetto artificiale quasi interamente coperto da ninfee acquatiche, e da un giardino zen karesansui (secco, formato da sole pietre) molto particolare chiamato anche The Rock Garden. Il giardino zen si trova all’interno del tempio principale, e si può ammirare nel silenzio del luogo seduti a gambe incrociate sul pavimento di legno del corridoio che porta alle sale principali. Il giardino zen è rinchiuso su tre lati da un muro, ed è formato da piccole pietre bianche, sulle quali poggiano quindici pietre di diverse dimensioni raccolte in cinque gruppi. Il giardino è stato progettato come un koan, un indovinello paradossale che aiuta (!?) nella meditazione: in qualsiasi punto della veranda da cui si osserva il giardino, non si riusciranno mai ad osservare contemporaneamente tutte le quindici pietre. Solo raggiungendo l’illuminazione sarà possibile averne la visone completa.

Lasciato il fantastico giardino zen, era arrivato il momento di ammirare una vera pagoda. Finora avevamo visto questo tipo di costruzione solo nei fumetti, ed osservarla da vicino era davvero una grande occasione. Raggiungiamo il tempio buddista Ninna-ji a piedi. Dalla parte bassa del quartiere il tempio è subito visibile, ed è uno scorcio veramente bello, mentre, arrivandoci dall’alto, bisogna costeggiare le mura esterne per raggiungere l’ingresso secondario. Il tempio è formato da una struttura centrale dove si tengono cerimonie religiose, da una serie di strutture più piccole, e da una pagoda (non visitabile internamente) davvero imponente che, con la sua perfetta geometria e i vertici dei tetti che si protendono verso l’alto, emana tutto il fascino e lo splendore della Kyoto antica, e l’effetto è ancora più enfatizzato dal viale alberato che conduce al suo ingresso.

Quasi ora di pranzo, decidiamo di raggiungere Arashiyama per visitare la foresta di bambù giganti e il parco delle scimmie di Iwatayama. Il mezzo più comodo e veloce è il tram, effettuando un cambio tra due linee (al terminal della prima). Come sempre il biglietto si paga direttamente a bordo, e la fermata di Arashiyama è il terminal della seconda linea, quindi abbastanza semplice da raggiungere. I tram a Kyoto sono dei veri e propri trenini dai colori pastello, puliti ed efficienti. Abbiamo approfittato del cambio di linea del tram per pranzare al volo in un combini, gustando due ottimi tramezzini al pane bianco (i tramezzini nipponici sono spettacolari). La stazione di Arashiyama è davvero bella: appena scesi dal tram si viene accolti da colonne rivestite dal tessuto con cui si realizzano i kimono, per poi entrare in una vera food-court dove poter assaggiare decine di specialità nipponiche. E come resistere ai takoyaki, quelle fantastiche polpettine di polpo e patate accompagnate da un’ottima birra blonde made in Japan?


Con la pancia piena, ci immergiamo subito nel quartiere di Arashiyama, ed essendo sabato, veniamo rapiti da uno tsunami di persone in kimono! Infatti Arashiyama è una zona molto turistica, meta visitatori stranieri e non. A questo punto, perché non diventare anche noi un po’ più nipponici indossando un bel kimono prima di inoltrarci nella foresta di bamboo giganti? E così, ci facciamo coraggio ed entriamo in un caratteristico kimono rental scegliendo tra decine di colori e forme geometriche. Decidiamo di affittare il kimono per due ore e, indossato il tradizionale abito giapponese, ci dirigiamo verso la spettacolare Giant Bamboo Groove. Effettivamente, man mano che ci si inoltra nella foresta di bamboo, i fusti delle piante diventano sempre più alti e l’atmosfera sempre più magica. A rendere speciale il tutto, i nostri fantastici kimono. Al giro nella foresta di bamboo giganti si può dedicare un paio d’ore, servizio fotografico incluso (eh sì, farete centinaia di foto soprattutto se siete in kimono): i bamboo sono davvero altissimi e fitti, e in alcuni punti ci si più addirittura camminare attraverso. La sensazione di essere in un film o in cartone animato giapponese è davvero forte, anche per i mille colori dei kimono che si aggirano per la foresta. Occhio al tempo però, ricordate sempre che avete affittato i kimono e li dovete restituire!
Dopo la giant bamboo groove avevamo in programma di visitare il parco delle scimmie, situato a poca distanza dalla stazione dei tram di Arashiyama e facilmente raggiungibile a piedi attraversando un caratteristico ponte sul fiume ma, arrivati a destinazione, scopriamo che il parco chiudeva alle 16:30, ed erano da poco passate! Un po’ delusi, ma non scoraggiati, decidiamo allora di gironzolare un po’ per il quartiere, godendocelo appieno e mangiando un ottimo gelato alla vaniglia (in Giappone lo fanno davvero buono).

Anche il programma di questa giornata era stato rispettato (o quasi), e non ci restava che rientrare in albergo per una bella doccia e preparaci per la serata. Ad Arashiyama, oltre al tram è possibile utilizzare la linea ferroviaria JR, ed avendo il JR pass attivato per una settimana, lo abbiamo utilizzato viaggiando senza dover pagare il biglietto.
La serata abbiamo deciso di trascorrerla nei quartieri di Pontocho e Gion, per vivere un po’ la notte giovane di Kyoto, passare da Hard Rock Cafe a prendere la spilletta da collezione di Kyoto (ne abbiamo una per ogni luogo che visitiamo che ha un Hard Rock Cafe), mangiare un buon okonomiyaki, e magari di scorgere qualche geisha tra i vicoli. Google alla mano, ci incuriosisce un locale chiamato Gion Tanto, date le ottime recensioni e le fotografie più che convincenti. Prendiamo il solito pullman (biglietto 230 Yen da pagare direttamente all’arrivo) che nel giro di 15 minuti ci porta nel a destinazione. Piccolo giro esplorativo (occhi ben aperti per scovare qualche geisha) per poi ci avviarci verso il ristorante. Centinaia di ragazzi ci passano accanto, tutti vestiti da sabato sera: le ragazze con abiti molto vistosi e… scarpe col tacco di qualche numero più grande!? La sera stessa, presi dalla troppa curiosità, scopriremo il perché.
Arrivati al ristorante, subito veniamo catapultati nelle tradizioni della Kyoto antica: via le scarpe prima di entrare, il locale è davvero carino e dal mood giapponese. Scegliamo di accomodarci fronte cucina (piuttosto che ai classici tavolini bassi) e comodi sui nostri cuscini, con a piastra calda davanti a noi e gli occhi puntati sui cuochi in cucina, ordiniamo subito due spettacolari okonomiyaki. Poche parole, parlano le foto. Con la pancia piena, e la gola rinfrescata da un’ottima birra Asahi, ci mettiamo subito in marcia per goderci la notte di Pontocho e Gion (dimenticando pure il nostro fantastico ombrello trasparente nel ristorante, sigh sigh…). I due quartieri sono davvero carini, giovani, pieni di locali e scorci caratteristici. Anche l’Hard Rock Cafe è a tema, tutto in legno e dall’aspetto di una classica abitazione giapponese. Purtroppo delle geishe nemmeno l’ombra… iniziamo a pensare che siano una leggenda! Girovaghiamo un bel po’ prima di arrivare al santuario shintoista Yasaka (aperto anche di sera), con il suo palco centrale illuminato dalle centinaia di lanterne. La vista è davvero spettacolare, e il silenzio del santuario regala emozioni. Ormai si è fatto davvero tardi ma, nonostante l’orario decidiamo
di rientrare senza prendere alcun mezzo di trasporto: la passeggiata sarà lunga ma piacevole, ci porterà tra mille vicoletti poco illuminati (ma con l’immancabile distributore di bibite) dal forte sapore di una Kyoto senza tempo.

Sapevi che… I giapponesi adorano il tè verde macha. Puoi trovare gelati, dolci, bibite varie al gusto macha. Noi lo abbiamo provato ed ha un gusto particolare. Se vuoi provare anche tu il gusto del tè macha, puoi trovarlo qui.



  • Kyoto giorno 4: il ryokan, Nara e il parco dei cervi

Lasciato l’albergo nei pressi della stazione, in programma avevamo due giorni in un ryokan, un albergo con stanze arredate alla maniera classica nipponica. La camera è molto bella e accogliente, come tutta la struttura e il piccolo giardino zen su cui si affaccia la sala per la prima colazione. Gita fuori Kyoto in programma, e dopo avere sistemato velocemente i bagagli (e sbirciato nell’armadio dei futon), puntiamo verso il parco di Nara ed  i suoi cervi. JR Pass settimanale alla mano, prendiamo lo Shinkansen alla stazione ferroviaria di Kyoto. Decidiamo di acquistare un bento da viaggio da portare con noi per pranzare nel parco.

Nara è il capoluogo dell’omonima prefettura, ed è situata a sud di Kyoto facilmente raggiungibile a circa un’ora e mezza di treno. Ex capitale del Giappone nell’ottavo secolo, è oggi luogo di forte interesse culturale e turistico, nonché patrimonio dell’umanità Unesco. La caratteristica di Nara è la presenza di cervi sika che girano liberi per i parchi, lasciandosi accarezzare e scattare foto in cambio di cibo (in maniera anche molto insistente). Potevamo mai andare in Giappone e lasciarci sfuggire questa esperienza? Non sia mai! Ed ecco la nostra giornata a Nara tra cervi, Buddha giganti e mochi.

Cosa vedere a Nara in un giorno

Nara non offre tantissime cose da vedere, e ti ruberà poco più di mezza giornata per vedere le attrazioni principali. Vale la pena comunque visitarla perché qui vedrai cose davvero emozionanti. Noi abbiamo concentrato la nostra giornata a Nara nei dintorni del parco, dedicando un po’ di tempo a giocare con i cervi, visitando il grande Buddha, e passeggiando per la via commerciale che porta al parco.

Il parco dei cervi di Nara e la via commerciale

L’ingresso principale del parco dei cervi si trova a circa 1 km dalla stazione, ed è raggiungibile a piedi. Prima di arrivare al parco si può passeggiare piacevolmente tra negozi di artigianato, kimono e yukata (il kimono estivo) da affittare o comprare, piccoli chioschi di street food dove potrai assaggiare il famosissimo mochi, il famoso dolce gommoso verde ripieno di fagioli rossi, gelato, o qualsiasi tipo di marmellata  che viene letteralmente pestato con dei grossi martelli di legno (potevamo mai non provarlo?). Appena usciti dalla stazione, ci siamo resi conto che quella domenica a Nara c’era un festival musicale per band emergenti, con palchi sparsi intorno alla stazione, lungo la strada che porta al parco e nel parco stesso. Ci siamo fermati ad osservare più di una band, curiosi di ascoltare un po’ di rock nipponico, e la cosa che subito ci è saltata all’occhio, è stata l’estrema organizzazione del festival, con un service ben organizzato per ogni palco o gazebo, e le band in attesa del proprio turno in fila, partecipi (ma senza troppa enfasi…) alla performance delle altre.
Entrati nel parco di Nara, non ci è voluto che qualche secondo per essere accerchiati da decine di esemplari di cervi giovani e non, alcuni con impalcature di corna davvero imponenti o dal pelo chiazzato, che si sono dimostrati davvero socievoli lasciandosi avvicinare e accarezzare senza troppi problemi. Essendo abituati alla presenza dell’uomo, ci siamo trovati ad un certo punto accerchiati da branchi di cervi che, ovviamente, cercavano qualcosa da mangiare, e spesso ci siamo trovati a dover battere in ritirata per la loro insistenza! Il parco di Nara è davvero grande e la passeggiata piacevole, ed è una buona idea pranzare sotto uno dei gazebo presenti. Aperta finalmente la nostra bellissima scatola di bento da viaggio, ci siamo scelti un gazebo di piante per gustarcelo, ma mangiarlo è stato davvero una impresa: un gruppo di 4-5 cervi ci ha tampinati per tutto il tempo sperando di partecipare al pasto, e anche se non ce lo siamo potuti godere in tranquillità, è stato divertente avere tutti quei cervi intorno.

Sapevi che… Puoi dar da mangiare ai cervi liberi nel parco, ma solo cracker di riso senbei che puoi comprare nel parco stesso per pochi Yen. I cervi sono molto voraci, ma non dargli da mangiare altro, possono addirittura morire!

Il tempio Todai-ji e il Buddha gigante

Gustato l’ottimo bento, ci siamo messi in cammino per raggiungere il Todai-ji, il Grande Tempio buddhista che rappresenta la più grande costruzione in legno al mondo e conserva il Grande Buddha, una statua in bronzo alta 14 metri. Il tempio effettivamente è enorme, e ammirarlo dal viale che porta al suo ingresso, è davvero uno spettacolo. La sala interna gira a 360° intorno al Grande Buddha, e altre figure della mitologia giapponese sembrano messe quasi a guardi della statua principale. Una piccola chicca è il timbro del tempio che puoi stampare gratuitamente sul tuo block notes degli appunti di viaggio. Ovviamente, anche intorno al tempio gironzolano decine di cervi in cerca di cibo.

Pomeriggio inoltrato ritorniamo alla stazione di Nara per rientrare in albergo. Decidiamo di chiudere la giornata, prima di rientrare in albergo, passeggiando per l’enorme stazione di Kyoto, osservando un po’ di negozi e decidendo di fermarci a mangiare qualcosa nella food-court. Questa volta la nostra attenzione cade su un piccolo localino che propone tempura. Ottimi i gamberi e le verdure in tempura, e le fettine di maiale impanate. Tutto accompagnato da zuppa di miso, riso in bianco, una piccola insalata di radici, con tè refill servito da una gentile cameriera. Il rientro in albergo è in puro stile giapponese: via le scarpe all’ingresso, doccia e spuntino serale con i dolci comprati al Seven-Eleven proprio fuori la strada del ryokan, tavolino basso e sedute a terra indossando un bel kimono da camera. Tirati fuori i futon (e googlate le istruzioni di montaggio) abbiamo guardato un po’ di tv nipponica, scoprendo che c’è una trasmissione notturna che insegna l’italiano ai giapponesi!

L’esperienza di Nara è forse stata la più simpatica e particolare del nostro viaggio in Giappone. Non è cosa di tutti i giorni giocare con centinaia di Bambi, passeggiando nella tranquillità dei parchi dove il tempo sembra scorrere più lentamente.

  • Kyoto giorno 5: Hiroshima e l’ultimo giorno a Kyoto

Effettivamente il futon non è comodissimo, quindi due giorni nel ryokan sono più che sufficienti. Infiliamo il kimono da camera e scendiamo in sala da pranzo per la colazione tradizionale prenotata il giorno prima. Ore 9:00 del mattino, e dalla cucina si sentono odori ai quali noi italiani non siamo abituati a quell’ora. Ed ecco arrivare la nostra colazione giapponese: pesce alla piastra, zuppa di miso, yogurt bianco, tè, frutta fresca. Diciamoci la verità, alle 9:00 non è proprio quello che desideravamo mangiare, ma a noi piace provare almeno una volta le tradizioni culinarie del luogo. Tutto molto buono, ben cucinato e dai sapori leggeri.

Cosa vedere a Hiroshima in un giorno

Via verso la stazione per raggiungere Hiroshima. Mentre siamo alla ricerca del binario, incontriamo i primi due italiani in cinque giorni, anche loro con la stessa nostra destinazione. iniziamo a chiacchierare (alla maniera italiana) e decidiamo di passare la mattinata insieme. Anche questa volta prendiamo lo Shinkansen (il treno più comodo mai preso in vita nostra) e in meno di un’ora arriviamo a Hiroshima.  In realtà le destinazioni di questo quinto e ultimo giorno a Kyoto dovevano essere due e, oltre a Hiroshima, era in calendario di raggiungere nel pomeriggio l’isola di Miyajima per ammirare il santuario shintoista di Itsukushima e il famoso torii nell’acqua. Purtroppo il torii era in ristrutturazione, completamente coperto e non visibile, quindi sarebbe stato un peccato arrivare fino all’isola. Abbiamo così deciso di trascorrere gran parte della giornata a visitare la città di Hiroshima, gustando anche un ottimo okonomiyaki.



Il Parco del Memoriale della Pace e il museo

Arrivati alla stazione di Hiroshima (circa 1 ora e 40 di viaggio), ci dirigiamo subito verso il Parco del Memoriale della Pace, che non dista molto dalla stazione (poco più di 1 chilometro) e si può raggiungere tranquillamente a piedi (se non si è troppo pigri). Prima di giungere al parco incontriamo la cupola dell’A-Bomb, ovvero l’unica struttura non crollata nelle vicinanze dell’epicentro dell’esplosione della bomba atomica. Lo scheletro si staglia all’ingresso del parco da un lato, e all’ingresso della via che porta alla galleria commerciale dall’altro, come monito al terribile evento. All’interno del Parco della Pace si trova il museo, un viaggio attraverso gli eventi che portarono al terribile attacco atomico, e alle conseguenze che questo causò alla popolazione della città di Hiroshima. La visita al Museo della Pace (costo 200 Yen, poco meno di 2€) è una esperienza molto forte: nella prima parte, attraverso una installazione video si può vedere una ricostruzione degli attimi subito precedenti e successivi al lancio della bomba. La visita prosegue attraverso testimonianze fotografiche, resti di abiti ed oggettistica di uso quotidiano risparmiati dall’esplosione. Davvero forti sono le immagini di persone sfigurate e ustionate dall’esplosione atomica, e la sezione dedicata alla struggente storia di Sadako Sasaki, una bambina colpita dalle radiazioni che si ammalò di leucemia dopo qualche anno dal terribile evento. Una leggenda voleva che chi fosse riuscito a creare mille origami rappresentanti una gru, avrebbe potuto esprimere un desiderio: così la piccola Sadako iniziò a creare gru con qualsiasi pezzo di carta finisse nelle sue mani. Purtroppo Sadako morì dopo quattordici mesi di ospedale. In sua memoria fu realizzato il Monumento alla Pace dei Bambini, una statua raffigurante Sadako mentre tiene in mano una gru protesa verso l’alto. I visitatori possono lasciare la propria gru di carta in delle urne apposite. Noi avevamo una piccola gru regalataci da una simpatica vecchietta in un negozio: la conservavamo gelosamente ed è stato molto toccante posarla lì, in mezzo a decine di migliaia di altre gru, per non dimenticare Sadako e gli orrori della guerra.


L’Hondori Shopping Street e l’Okonomimura

Lasciato il Parco della Memoria ci siamo diretti verso la zona commerciale. Dopo pochi passi siamo entrati nella galleria commerciale Hondori Shopping Street, non prima di essere fermati da un simpatico anziano che parlava un po’ di italiano e ci ha tenuto a scambiare qualche chiacchiera, qualche risata e qualche inchino con noi. Un vero e proprio centro commerciale coperto, lungo circa un chilometro, dove puoi trovare di tutto, dai ristorantini tipici ai negozi di souvenir (i gatti con la zampetta ondeggiate la fanno da padrone), dagli atelier di kimono ai 100 Yen Shop (dove costa davvero tutto 100 Yen). La passeggiata è piacevole e si è risucchiati dal fiume umano che puoi trovare ad ogni ora. L’ora di pranzo era ormai passata e la fame aveva iniziato a farsi sentire in maniera insolente. Ma noi avevamo già una precisa ideo su cosa mangiare: non potevamo perderci il famoso okonomiyaki dell’Okonomimura, un palazzo commerciale di sette piani in cui gli ultimi tre sono dedicati alla ristorazione. L’Okonomimura è davvero particolare: i tre piani sono un aggregato di mini-locali dove gustare in maniera molto nipponica diverse specialità culinarie. Prima di decidere quale sarebbe stato il nostro “spacciatore” di okonomiyaki, abbiamo visitato tutti e tre i piani, finendo per sceglierne uno gestito da due simpatici vecchietti che hanno preparato (davanti ai nostri occhi) uno spettacolare okonomiyaki con le ostriche. Inutile dire che uno sarebbe bastato per due persone, ma noi abbiamo voluto esagerare, complice anche l’ottima birra Asahi ghiacciata.

Il castello medievale di Hiroshima

Deliziati dall’ottimo pranzo, ed ancora con buona parte del pomeriggio a disposizione, ci siamo avviati verso il Castello di Hiroshima per visitare un tipico castello giapponese medievale. Il castello è una ricostruzione molto fedele all’originale (ovviamente in ferro e cemento) in quanto Hiroshima fu rasa completamente al suolo castello compreso dalla bomba atomica. Il costo dell’ingresso è 400 Yen (meno di 4€) e si può salire fino in cima al castello per ammirare il panorama di Hiroshima. Al suo interno si può ripercorrere la storia della città, l’evoluzione attraverso le epoche passate, con documenti, videoproiezioni, ricostruzioni, e modelli in scala. Attraversando i vari piani, si possono ammirare armature ed armi da samurai, leggendo informazioni e curiosità, si può maneggiare una katana per provarne il peso e il bilanciamento, e indossare un’armatura da samurai scattandosi qualche foto su uno sfondo che riproduce il castello. A pomeriggio ormai inoltrato, ci siamo avviati a piedi verso la stazione per rientrare a Kyoto in serata. Cena in uno dei tanti localini della stazione dove abbiamo mangiato dell’ottima tempura di gamberi e un saporito tonkatsu (la cotoletta di maiale giapponese), tutto innaffiato da tè verde giapponese, per poi passare la nostra ultima notte nel ryokan.

In cinque giorni a Kyoto abbiamo visto, fatto e mangiato davvero tanto e, con un nodo al cuore, lasciamo questo fantastico posto che ci ha regalato davvero tante emozioni. Sicuramente ci sarebbero state tanti altri momenti da vivere, l’atmosfera un po’ feudale che si respira lì è davvero magica, ma si sa, il tempo è tiranno, ed era arrivato il momento di perdersi nella folle Tokyo!

 

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